Una domanda che mi viene fatta spesso è “cosa fa il fisioterapista?”.
L’idea più sbagliata che le persone hanno della fisioterapia è che si tratti essenzialmente di “fare qualche massaggio” per alleviare un dolore momentaneo.
In realtà la fisioterapia è una disciplina sanitaria molto più ampia, che comprende valutazione funzionale, definizione degli obiettivi, trattamento, esercizio terapeutico ed educazione della persona rispetto al proprio corpo e al proprio percorso di recupero.
Le tecniche manuali sono soltanto uno degli strumenti a disposizione, non l’unico né necessariamente il più importante: gran parte del lavoro riguarda il movimento, l’esercizio e la capacità della persona di recuperare o migliorare la propria autonomia nelle attività quotidiane.
Se dovessi descrivere il mio ruolo, direi che consiste nell’accompagnare la persona a capire cosa sta succedendo nel proprio corpo e a costruire insieme un percorso concreto per stare meglio.
Per questo la fisioterapia non è semplicemente un trattamento passivo che “si riceve”, ma un percorso che si costruisce insieme, nel quale la persona ha un ruolo attivo.
Chi è il fisioterapista?
Lə fisioterapista è unə professionista sanitaria della riabilitazione che ha conseguito la laurea abilitante in Fisioterapia o un titolo riconosciuto come equivalente. Il profilo professionale è definito dal D.M. 741/1994, che attribuisce allə fisioterapista interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nell’ambito delle proprie competenze.[1]
Per esercitare la professione è inoltre necessaria l’iscrizione all’Ordine dei Fisioterapisti.[2]
Come professionista sanitariə, lə fisioterapista ha una propria autonomia e responsabilità professionale: valuta la persona, definisce il programma fisioterapico, sceglie gli strumenti più appropriati e verifica nel tempo i risultati ottenuti.
Una parte fondamentale del lavoro consiste anche nel riconoscere i limiti delle proprie competenze e capire quando un sintomo o una situazione richiedono l’intervento di unə medicə o di un’altra figura sanitaria.

Cosa fa concretamente un fisioterapista?
La valutazione fisioterapica è il punto di partenza del percorso.
Comprende la raccolta della storia della persona e dei sintomi riferiti, l’osservazione del movimento e, quando necessario, la valutazione di aspetti come forza, mobilità, coordinazione, equilibrio, dolore e capacità di svolgere determinate attività.
Non interessa soltanto sapere “dove fa male”, ma capire in che modo quel problema sta influenzando la vita quotidiana, il lavoro, lo sport o altre attività importanti per quella persona.
Sulla base di ciò che emerge vengono quindi definiti obiettivi concreti e condivisi.
Il trattamento può utilizzare strumenti differenti, tra cui:
- esercizio terapeutico;
- terapia manuale;
- rieducazione funzionale;
- recupero di forza e mobilità;
- educazione al movimento e alla gestione delle attività quotidiane;
- tecniche e percorsi specifici in base all’ambito riabilitativo;
- quando indicato, terapie fisiche o strumentali.
L’esercizio terapeutico può avere un ruolo molto importante perché permette di lavorare progressivamente su forza, controllo, mobilità e capacità funzionale.
La terapia manuale può invece essere utilizzata come uno degli strumenti del percorso, per esempio per lavorare su dolore, mobilità o tensione e facilitare, quando utile, il successivo lavoro attivo.
La fisioterapia non consiste quindi nell’applicazione automatica dello stesso trattamento a tutte le persone: gli strumenti vengono scelti in base alla valutazione e agli obiettivi individuali.
Di quali problematiche può occuparsi un fisioterapista?
Quando si cerca cosa cura il fisioterapista, si pensa spesso soprattutto a lombalgia, cervicalgia, traumi o problemi articolari.
In realtà gli ambiti della fisioterapia sono molto più ampi.
La fisioterapia muscoloscheletrica può occuparsi, per esempio, di dolore, limitazioni articolari, problematiche post-traumatiche, sovraccarichi e recupero dopo alcuni interventi chirurgici.
Esistono poi ambiti neurologici, respiratori, cardiorespiratori, pediatrici, oncologici e venolinfatici, oltre ad aree molto specifiche come la riabilitazione del pavimento pelvico. L’Ordine dei Fisioterapisti comprende questi e altri settori tra i possibili ambiti della professione.[3]
Nel mio lavoro mi occupo in particolare di riabilitazione del pavimento pelvico a Reggio Emilia, che può riguardare situazioni molto differenti tra loro: disfunzioni urinarie, dolore pelvico, difficoltà nella funzione sessuale, percorsi post parto o recupero dopo alcuni interventi chirurgici.
Anche il lavoro sulla postura e sull’organizzazione del movimento può rientrare nel percorso fisioterapico. Nel mio caso utilizzo in particolare la Rieducazione Posturale Globale, quando la valutazione ne indica l’utilità.
Ogni fisioterapista può approfondire ambiti differenti attraverso formazione ed esperienza successive alla laurea: la formazione di base è comune, ma le competenze specifiche possono diventare molto diverse da professionista a professionista.

La fisioterapista fa soltanto massaggi?
No.
Questo stereotipo nasce probabilmente dal fatto che le tecniche manuali sono state per molto tempo una delle immagini più riconoscibili della fisioterapia.
In realtà esercizio terapeutico, movimento ed educazione della persona costituiscono una parte importante di moltissimi percorsi riabilitativi.
Utilizzo tecniche manuali quando possono essere utili rispetto a un obiettivo specifico, per esempio per lavorare sulla mobilità, modulare il dolore o facilitare il movimento.
Ma sono uno strumento della fisioterapia, non la fisioterapia nel suo complesso.
L’obiettivo non è rendere la persona dipendente dal trattamento, ma costruire progressivamente strumenti e strategie che possano aiutarla anche nella gestione autonoma del proprio corpo e delle proprie attività.
Serve la prescrizione medica per andare dal fisioterapista?
Nel regime libero-professionale è possibile rivolgersi direttamente al fisioterapista, senza che sia necessariamente presente una prescrizione medica preventiva.
La situazione può essere differente per alcune prestazioni effettuate attraverso il Servizio Sanitario Nazionale o strutture accreditate, dove le modalità di accesso dipendono dal percorso previsto.
La professione fisioterapica è infatti autonoma e il fisioterapista può effettuare la propria valutazione, definire il programma fisioterapico e gestire il trattamento nell’ambito delle proprie competenze.[4]
Questo non significa che il medico non serva.
Se durante la valutazione emergono sintomi che richiedono un approfondimento diagnostico, elementi che non rientrano nelle competenze fisioterapiche o una situazione clinica complessa, indirizzo la persona verso lə medicə o lə specialista più adeguatə.
Fisioterapia e diagnosi: quali sono i confini?
Qui è importante distinguere tra diagnosi medica e diagnosi fisioterapica.
La fisioterapista non formula una diagnosi medica di patologia e non prescrive farmaci o esami diagnostici di competenza medica.
Effettua però una propria valutazione e diagnosi fisioterapica o funzionale, attraverso la quale identifica problemi di movimento, limitazioni funzionali, capacità della persona e fattori rilevanti per la pianificazione dell’intervento fisioterapico.
La Federazione Nazionale degli Ordini dei Fisioterapisti distingue esplicitamente la diagnosi fisioterapica dalla diagnosi medica e la colloca nell’ambito dell’autonomia professionale del fisioterapista.[4]
In pratica, lə medicə si occupa dell’inquadramento diagnostico medico e degli aspetti che richiedono competenze mediche, mentre lə fisioterapista valuta come il problema influenza movimento, funzione e attività della persona e costruisce il relativo programma fisioterapico.
Lə due professionistə possono naturalmente collaborare quando la situazione lo richiede.
Se vuoi capire meglio dove finiscono le competenze dell’una e iniziano quelle dell’altro, ne ho parlato anche nell’articolo sulla differenza tra fisiatra e fisioterapista.

Quali sono le tue specializzazioni?
Mi sono specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico, un ambito che comprende disfunzioni urinarie, dolore pelvico, percorsi post parto e post-chirurgici e problematiche che possono riguardare persone con anatomie differenti.
Ho una formazione anche in RPG, Rieducazione Posturale Globale, un approccio che considera l’organizzazione complessiva del corpo e le catene muscolari e che utilizzo quando può essere utile lavorare su movimento, respirazione, mobilità e problematiche muscoloscheletriche.
Integro inoltre nel mio lavoro l’osteopatia e l’osteopatia ginecologica, utilizzando tecniche manuali e valutando mobilità, tensioni e relazioni funzionali tra diverse aree del corpo.
La formazione in consulenza sessuale aggiunge un’altra prospettiva al mio lavoro: mi permette di affrontare, quando rilevante, anche aspetti legati alla sessualità e all’intimità che possono intrecciarsi con le problematiche del pavimento pelvico.
Avere competenze differenti non significa utilizzarle necessariamente tutte nello stesso percorso. Significa poter scegliere, insieme alla persona, gli strumenti più adatti alla situazione e agli obiettivi del momento.
Fisioterapista a Reggio Emilia: come funziona il primo incontro?
Nel mio studio di fisioterapia a Reggio Emilia mi occupo principalmente di riabilitazione del pavimento pelvico, RPG e percorsi nei quali posso integrare, quando utile, le mie competenze in osteopatia e consulenza sessuale.
Il primo incontro parte sempre dalla persona.
Ascolto la sua storia, i sintomi, le eventuali diagnosi o gli accertamenti già effettuati e soprattutto ciò che quel problema sta rendendo più difficile nella quotidianità.
La valutazione fisioterapica serve quindi a comprendere meglio la situazione, definire gli obiettivi e capire quali strumenti possono essere più appropriati.
Non è necessario sapere già quale trattamento prenotare.
Se non sai se partire dalla fisioterapia del pavimento pelvico, dalla RPG, dall’osteopatia o da un altro percorso, possiamo partire da ciò che stai vivendo e capire insieme quale sia la strada più adatta.
Fonti e approfondimenti
[1] Decreto Ministeriale 14 settembre 1994, n. 741 – Profilo professionale del fisioterapista. Gazzetta Ufficiale – D.M. 741/1994
[2] Ministero della Salute – Professioni sanitarie e Ordini professionali. Ministero della Salute – Professioni sanitarie
[3] Ordine dei Fisioterapisti Piemonte e Valle d’Aosta – Il fisioterapista: chi, cosa, dove, quando e perché. FNOFI – Ambiti e competenze del fisioterapista
[4] Federazione Nazionale Ordini Fisioterapisti – autonomia professionale, accesso diretto e diagnosi fisioterapica. FNOFI – Accesso diretto alle prestazioni di fisioterapia