Non puoi nemmeno immaginare quante persone mi chiamino dicendomi:
“Non riesco mai a venire.”
“Ci riesco solo da solə, mai con la persona partner.”
“Prima ci riuscivo, adesso no.”
Queste sono alcune delle frasi che sento più spesso quando si parla di anorgasmia e difficoltà orgasmiche, durante le consulenze e nei messaggi che ricevo.
E molto spesso dietro queste frasi c’è un’altra domanda:
“Ma io sono normale?”
Partiamo subito con un ridimensionamento delle aspettative: no, non è necessario raggiungere l’orgasmo in ogni rapporto perché un incontro sessuale sia soddisfacente. E no, una difficoltà a raggiungere l’orgasmo occasionale non significa automaticamente avere un problema.
Una difficoltà orgasmica diventa qualcosa da guardare più da vicino quando è persistente, quando genera un disagio reale, e non soltanto la sensazione di “non essere come dovrei”, oppure quando limita la libertà di vivere la sessualità come si vorrebbe.
Quello che vorrei ridimensionare fin da subito è soprattutto l’idea dell’orgasmo come traguardo obbligatorio: quando diventa l’unico metro di misura di un rapporto “riuscito”, spesso è proprio quella pressione a renderlo più lontano.
Che cos’è l’anorgasmia?
Con anorgasmia si indica una difficoltà persistente o ricorrente nel raggiungere l’orgasmo, oppure un’assenza o una marcata riduzione della risposta orgasmica, nonostante una stimolazione sessuale sufficiente rispetto alla persona e al contesto.
E già qui abbiamo una parola importante: persona.
Non esiste infatti una quantità o un tipo di stimolazione universalmente “adeguato”. Ciò che funziona cambia enormemente da un corpo all’altro.
Non raggiungere sempre l’orgasmo non rende quindi automaticamente una persona anorgasmicə: la risposta sessuale può cambiare in base a stanchezza, stress, fase della vita, farmaci, stato di salute e contesto relazionale.
Anche in ambito clinico non basta un singolo episodio o un periodo particolarmente complicato per parlare di un disturbo orgasmico: vengono considerate la persistenza nel tempo, la frequenza con cui si presenta la difficoltà e soprattutto il disagio che provoca alla persona.[1]
Se l’assenza di orgasmo non crea sofferenza e non limita la propria vita sessuale, non c’è necessariamente qualcosa da “curare”.
L’anorgasmia può essere presente fin dalle prime esperienze sessuali oppure comparire successivamente, dopo un periodo in cui l’orgasmo veniva raggiunto senza particolari difficoltà.
In quest’ultimo caso è molto comune chiedersi:
“Cosa è cambiato?”
Ed è proprio qui che può essere utile guardare insieme a fattori fisici, emotivi, relazionali e contestuali.
Esiste un modo “normale” di raggiungere l’orgasmo?
Una delle convinzioni più diffuse, e più fuorvianti, è che tutte le persone con vulva dovrebbero raggiungere l’orgasmo tramite la sola penetrazione.
I dati raccontano una realtà parecchio diversa.
Per molte persone con clitoride la stimolazione clitoridea, diretta o indiretta, ha un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell’orgasmo, mentre la sola penetrazione può non essere sufficiente.[2]
Non è un’anomalia da correggere.
È semplicemente uno dei tanti modi in cui funziona la risposta sessuale.
Contano molto anche il tipo di stimolazione, quanto è mirata, quanto corrisponde a ciò che quella persona effettivamente desidera e la sua durata.
Il tempo necessario per raggiungere l’orgasmo può cambiare enormemente da una persona all’altra, ma anche nella stessa persona in momenti differenti.
Media e pornografia hanno contribuito a diffondere alcuni falsi miti particolarmente resistenti: l’orgasmo sempre simultaneo tra partner, l’orgasmo raggiunto in pochi minuti di sola penetrazione, l’idea che un corpo che “funziona bene” debba arrivare all’orgasmo ogni volta e velocemente.
Quindi sì: il porno è finzione cinematografica.
Penseresti mai che Fast & Furious sia un documentario sulla sicurezza stradale? E allora perché dovresti utilizzare la pornografia come manuale di fisiologia sessuale?
L’orgasmo non dovrebbe diventare una prestazione da ottenere per sentirsi validə, adeguatə o “normali”.
Quando si trasforma in un obiettivo da centrare a ogni costo, l’attenzione può spostarsi dal piacere alla performance.
E a quel punto diventa molto più difficile lasciarsi andare.

Quali fattori possono rendere difficile raggiungere l’orgasmo?
Le cause dell’anorgasmia possono essere molte e spesso diversi fattori si sovrappongono.
Raramente esiste una sola spiegazione.
Conoscenza del proprio corpo
Sapere cosa produce piacere, quali zone, quale pressione, quale ritmo, è una base che spesso viene data per scontata, ma che in realtà richiede tempo ed esplorazione.
Molte persone arrivano all’età adulta senza aver mai davvero indagato la propria risposta sessuale.
L’autoesplorazione e l’autoerotismo possono avere qui un ruolo importante: conoscere il proprio corpo da solə, senza la variabile aggiuntiva della presenza di una persona partner, permette di capire meglio cosa funziona e, quando lo si desidera, comunicarlo con maggiore chiarezza.
Ansia e pressione
Quando l’attenzione si sposta dal piacere al “devo venire”, può iniziare una specie di telecronaca mentale:
“Ci sono quasi?”
“Perché non sta succedendo?”
“Quanto ci sto mettendo?”
“L’altra persona si starà stancando?”
A quel punto smetti progressivamente di sentire e inizi a valutare.
Questo spostamento dell’attenzione può contribuire alle difficoltà orgasmiche.
L’orgasmo richiede anche la possibilità di lasciar andare parte del controllo. Se una parte della mente rimane occupata a osservare, giudicare o temere il fallimento, raggiungere quella condizione può diventare più difficile.
Relazione e comunicazione
Riuscire a comunicare preferenze e bisogni alla persona partner, cosa piace, cosa non piace, cosa si vorrebbe provare, può incidere moltissimo sull’esperienza sessuale.
Il silenzio, spesso motivato da imbarazzo o dalla paura di deludere l’altra persona, può invece lasciare che la stimolazione rimanga generica invece di diventare realmente costruita sui propri desideri.
E no, la persona con cui fai sesso non dispone normalmente della lettura del pensiero.
Per fortuna.
Dolore e difficoltà corporee
Il dolore durante i rapporti o durante altre forme di stimolazione può interferire direttamente con il piacere e con la possibilità di raggiungere l’orgasmo.
È difficile lasciarsi andare completamente se il corpo contemporaneamente sta gestendo una sensazione dolorosa oppure sta aspettando che quel dolore arrivi.
In queste situazioni può essere utile valutare anche il pavimento pelvico, soprattutto quando sono presenti tensione, difficoltà alla penetrazione, dolore pelvico o difficoltà nel rilassamento della muscolatura.
Farmaci e salute
Alcuni farmaci possono influenzare la risposta sessuale.
È ben documentato, ad esempio, che alcuni antidepressivi, soprattutto quelli appartenenti alla classe degli SSRI, possano rendere più difficile o ritardare il raggiungimento dell’orgasmo.[3]
Anche alcune condizioni di salute, interventi chirurgici o cambiamenti ormonali, per esempio durante la menopausa o nel post parto, possono influenzare la risposta sessuale.
Questi aspetti richiedono una valutazione medica, non un adattamento “in silenzio”.
Se una difficoltà orgasmica compare insieme all’inizio di una terapia farmacologica o a un cambiamento importante del proprio stato di salute, vale la pena parlarne con chi ha prescritto il farmaco o con lə propriə medicə.
Senza sospendere autonomamente le terapie, perché internet ha già prodotto abbastanza idee creative in materia.

Che ruolo ha il pavimento pelvico nell’orgasmo?
Il pavimento pelvico partecipa alla risposta sessuale e durante l’orgasmo la sua muscolatura è coinvolta in contrazioni ritmiche.[4]
Questo però non significa che ogni difficoltà orgasmica dipenda dal pavimento pelvico.
Le evidenze disponibili suggeriscono una relazione tra funzionalità della muscolatura pelvica e funzione sessuale, ma si tratta di un rapporto complesso che non può essere ridotto semplicemente a:
“Non raggiungo l’orgasmo = il mio pavimento pelvico non funziona”.
Alterazioni del tono muscolare, difficoltà di coordinazione o una muscolatura che fatica a rilassarsi possono essere uno degli aspetti da valutare, soprattutto quando alle difficoltà orgasmiche si accompagnano dolore durante i rapporti, tensione pelvica, alterazioni della sensibilità o difficoltà nella penetrazione.
In particolare, puoi approfondire cosa significa avere un pavimento pelvico ipertonico e quali sintomi possono accompagnarlo.
In questi casi una valutazione specialistica può servire a capire come sta effettivamente lavorando la muscolatura.
Se emerge una problematica del pavimento pelvico, la riabilitazione del pavimento pelvico può lavorare sulla consapevolezza, sulla coordinazione, sul controllo della contrazione e del rilassamento e sugli altri aspetti funzionali individuati durante la valutazione.
Non significa quindi semplicemente “rinforzare”.
Anzi, in presenza di un pavimento pelvico ipertonico, probabilmente abbiamo proprio bisogno di parlare anche di rilassamento e coordinazione.
Come può aiutare una consulenza sessuale?
Una consulenza sessuale permette di esplorare insieme alla persona, o alla coppia, diversi aspetti contemporaneamente: la storia sessuale, le aspettative, la conoscenza del proprio corpo, la comunicazione con la persona partner e gli eventuali fattori fisici da approfondire con altre figure sanitarie.
Aspettative, conoscenza del corpo e comunicazione sono tre fili che spesso si intrecciano.
Aspettative irrealistiche possono alimentare l’ansia da prestazione.
Una scarsa conoscenza del proprio corpo può rendere più difficile capire quale stimolazione sia piacevole.
La difficoltà a comunicare può impedire che ciò che scopri su di te arrivi anche alla persona con cui condividi la sessualità.
Lavorare su uno di questi aspetti spesso modifica anche gli altri.
Il punto fondamentale del percorso è però non trasformare l’orgasmo in un nuovo compito da svolgere, questa volta “con l’aiuto della consulenza” invece che da solə.
Il lavoro non consiste nel: “Ottenere l’orgasmo a tutti i costi”. Consiste piuttosto nel capire quali ostacoli, fisici, emotivi, relazionali o culturali, possano rendere più difficile vivere il piacere e nel provare a restituire alla sessualità la sua natura di esperienza da vivere, non di obiettivo da centrare.
E arriviamo al fun fact.
In un ampio studio statunitense, le donne lesbiche intervistate riferivano di raggiungere abitualmente o sempre l’orgasmo durante l’attività sessuale più frequentemente rispetto alle donne eterosessuali: 86% contro 65%.[5]
Vuol dire che essere lesbiche conferisce automaticamente dei superpoteri orgasmici?
Purtroppo no.
Non esiste una spiegazione unica e questi dati non dimostrano che l’orientamento sessuale sia di per sé la causa della differenza.
Nello stesso studio, una maggiore frequenza dell’orgasmo nelle donne era associata anche a un repertorio sessuale più ampio, maggiore presenza di stimolazione manuale e orale, rapporti più lunghi e maggiore comunicazione su ciò che piace.[5]
Forse la domanda interessante quindi non è soltanto:
“Perché non riesco a venire?”
Ma anche:
“Che tipo di sessualità sto vivendo e quanto spazio c’è davvero per ciò che mi dà piacere?”
Fonti e approfondimenti
[1] Mayo Clinic, Anorgasmia in women: Symptoms and causes; Merck Manual Professional Edition, Female Orgasmic Disorder.
[2] Herbenick D. et al., Women’s Experiences With Genital Touching, Sexual Pleasure, and Orgasm, Journal of Sex & Marital Therapy.
[4] Faucher S. et al., Investigating the role of the pelvic floor muscles in sexual function and sexual response: a systematic review and meta-analysis, The Journal of Sexual Medicine, 2024.
[5] Frederick D.A. et al., Differences in Orgasm Frequency Among Gay, Lesbian, Bisexual, and Heterosexual Men and Women in a U.S. National Sample, Archives of Sexual Behavior.